La Promozione del gioco

Lo STU’ BUONA PRATICA UNESCO

Arrivata a conclusione la pratica di iscrizione del Tocatì (e di tutte le comunità ludiche associate) nel registro delle buone pratiche di salvaguardia della convenzione Unesco 2003 

Martedì 5 settembre, a Roma, nella sala Spadolini del Ministero della Cultura, si è svolta la cerimonia di consegna delle pergamene per l’avvenuta iscrizione nel Registro delle Buone Pratiche di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO del “Tocatì, un programma condiviso per la salvaguardia degli sport e giochi tradizionali”, alla presenza delle comunità ludiche tradizionali, delle istituzioni, di tutta la Rete di consenso e supporto della candidatura.

Per l’associazione “Il Colle e il Solleone” la pergamena è stata ritirata dal presidente Graziano Di Luigi dalle mani del Sottosegretario di Stato con delega UNESCO, Gianmarco Mazzi.

All’evento hanno partecipato anche rappresentanti di Cipro, Francia, Belgio e Croazia, partner internazionali del progetto. Tra i saluti iniziali, anche quelli del sindaco di Verona, Damiano Tommasi e del Presidente di AGA, Associazione organizzatrice del Tocatì, Giorgio Paolo Avigo.

Lo Stù patrimonio culturale immateriale
dell’area del Gran Sasso e dei Monti della Laga

In un’atmosfera di ilarità e di simpatica tensione, alcuni appassionati montoriesi giocano una partita di Stù in un locale del paese, “La cantina dello Stù”.
Montorio al Vomano (TE), 15 febbraio 2018.
Riprese di Stefano Saverioni,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

L’antico gioco dello Stù, insieme al Bocconotto montoriese, altra peculiarità del nostro paese, ha rappresentato il territorio montoriese nell’ambito del progetto Gran Sasso Laga Ich (Intagible cultural heritage), che ha come finalità la riscoperta del patrimonio culturale immateriale del territorio del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il video dello Stù, girato lo scorso inverno a Montorio presso la “Cantina dello Stù”, è stato realizzato dal regista Stefano Saverioni dell’Associazione Bambun e promosso e ideato dalle associazioni Bambun, Lem Italia, Itaca e PanSpeech srl. L’obiettivo del progetto è quello di valorizzare otto comuni montani della provincia di Teramo: Arsita, Castelli, Colledara, Fano Adriano, Montorio al Vomano, Penna Sant’Andrea, Pietracamela, Tossicia. 

Le comunità ludiche dell’Italia centrale

Le giornate dell’immateriale, la rete italiana per la salvaguardia dei Giochi e Sport Tradizionali

Nel novembre del 2017 a Verona è nata la rete italiana per la salvaguardia dei giochi e sport tradizionali. Una rete che vuole consolidare e dare nuova linfa ad un movimento che ha avuto inizio nei primi anni 2000, con la fondazione di Associazione Giochi Antichi (AGA) e la nascita di Tocatì, Festival internazionale dei giochi in strada. Nel 2007, il Manifesto di AGA è il primo gesto di consapevolezza di una comunità di comunità.
Al riguardo vi sono stati vari incontri incentrati intorno a due obiettivi principali:

• La costruzione di una rete italiana per la salvaguardia del patrimonio ludico tradizionale basata sullo scambio di pratiche ed esperienze locali. Attori principali di questa rete sono le comunità ludiche italiane, già in dialogo con AGA e protagoniste di Tocatì fin dalla nascita del Festival.

• La condivisione di un programma di salvaguardia dei giochi e sport tradizionali, nell’ambito di un progetto di candidatura multinazionale di Tocatì al Registro delle buone pratiche di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale: strumento di dialogo con le Istituzioni, il mondo della ricerca e di cooperazione a livello nazionale e internazionale.

Il Tocati’
di Verona

Il Tocatì – Festival Internazionale dei Giochi in Strada, è una manifestazione italiana di giochi tradizionali che si svolge ogni anno a Verona a inizio settembre.

Il nome del festival deriva dall’espressione veneta toca a ti, ovvero tocca a te, è il tuo turno.

La manifestazione è incentrata sulla riscoperta, la valorizzazione e la salvaguardia dei giochi tradizionali che vengono praticati da piccole comunità di giocatori, in quanto ritenuti parte fondamentale della cultura di un territorio, come riconosciuto anche dall’UNESCO nella Carta Internazionale del Gioco Tradizionale, stesa nel 2003.

Il festival, organizzato a partire dal 2003, si svolge in un’area di 200.000 metri quadrati del centro storico e ha la durata di tre giorni, durante i quali le comunità ludiche tradizionali propongono oltre 50 giochi, tra quelli italiani e quelli di un paese ospite: ogni anno infatti viene ospitata una delegazione di giochi provenienti da un paese del mondo.

La manifestazione è organizzata e ideata dall’Associazione Giochi Antichi Verona, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Verona, e gode del patrocinio del Parlamento Europeo, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Veneto.

L’associazione culturale Il Colle e il Solleone, con il gioco dello Stù, è stata invitata in passato per ben tre edizioni, in rappresentanza dei giochi tradizionali dell’Abruzzo.

Di seguito una breve documentazione fotografica degli eventi.

Il paese di Montorio al Vomano

Montorio al Vomano (Mundùrje in abruzzese) è un comune italiano di 7 861 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Gran Sasso.
E’ sito a mezz’ora di auto dalle ardite vette del Gran Sasso d’Italia e a 40 minuti dalle dorate spiagge dell’Adriatico. Situata sulla riva sinistra del fiume Vomano, la cittadina affianca un’efficiente e moderno agglomerato urbano ad un pregevole impianto medioevale dominato dai resti del Forte San Carlo. La località visse certamente un’epoca romana, come attestano le rovine del Tempio dedicato a Ercole Curino, con iscrizione dedicatoria nel pavimento a mosaico. Nel Medioevo la località si chiamò Mons Aureus, da cui l’attuale denominazione. Nel XV secolo, per concessione di Alfonso I d’Aragona, fu concessa in feudo a Pietro Camponeschi de L’Aquila. Passò in seguito ai Carafa di Napoli e in seguito alla famiglia napoletana dei Caracciolo. Dal 1596 l’ebbero i Crescenzi di Roma e, infine, i Marchesi di Santo Spirito di Napoli. Nei pressi di Montorio, il 7 maggio 1486, il figlio di Ferdinando I, Alfonso d’Aragona, si scontrò con i Baroni congiurati contro la corona in una battaglia dall’esito incerto.
Vivace centro del paese è Piazza Orsini, su cui si affaccia la Collegiata di San Rocco, fatta costruire a partire dal 1527 dalla Contessa Vittoria Camponeschi. Sulla stessa piazza è il Palazzo Marchesale Camponeschi-Carafa, con bel portale e tracce di affreschi nell’interno. All’imbocco di via del Municipio si notano i due archi dell’antico Palazzo dell’Università di Montorio mentre un po’ più avanti si apre la piccola Piazza della Conserva, con il vecchio lavatoio. Percorrendo via della Fonte si giunge alla sommità del colle ove il Viceré spagnolo di Napoli nel 1686 iniziò a far costruire il Forte San Carlo, dove si insediarono le truppe impegnate nella lotta al brigantaggio. Ai margini dell’abitato sorgono la Chiesa e il Convento dei Cappuccini (1576).
Nel centro storico si susseguono bei palazzi con pregevoli portali in pietra, tra questi Casa Catini, dalla bella facciata quattrocentesca ed il portale adornato da leoni. Di grande interesse è la Chiesa degli Zoccolanti (1755) nel cui interno si trovano begli altari barocchi, statue e un interessante quadro di Santa Margherita penitente.

Florido è l’artigianato locale, del quale una delle espressioni più eccelse è il Presepe di Giovanni Gavioli, con centinaia di figure, abbigliate con i costumi tradizionali dei vari mestieri.
Radicate nel paese sono le arti, in special modo la musica, con il locale concerto bandistico risalente addirittura alla fine del 1700, e frequenti sono i concerti nei bellissimi cortili e chiostri del paese.

La cucina regionale tradizionale trova a Montorio uno dei suoi luoghi d’elezione. Qui, infatti, si declina sapientemente gran parte della cucina dell’area teramana, con tipiche crespelle ‘mbusse, il timballo con le crespelle, i maccheroni “alla chitarra” con le pallottine di carne, le mazzarelle, le virtù.
Pregevoli i salumi locali e le carni, come anche i formaggi, ma particolarmente apprezzati sono i dolci tipici, con i famosi Bocconotti montoriesi, il dolce gioiello della locale gastronomia, i tradizionali biscotti di mandorla (le Pastarelle degli Sposi) e, infine, la Pizzadolce montoriese, nelle due versioni “antica” e “moderna”.